Sabato 5 settembre eravamo a Peveragno, sulla collina di San Giorgio, ospiti della compagnia del Birùn. O meglio, questo era il piano. Ci siamo arrivati sulla collina di San Giorgio, e ci siamo rimasti un totale di venti minuti. Ai piedi della collina, sopravento, a sorpresa, il pub di nuova apertura preparava un concerto rock. Non arie liriche, non quastetto d’archi, non soft folk di accompagnamento: strilli brutti e sgarbati (scusateci, non è vero, W Janice Joplin).
Abbiamo valutato le nostre opzioni, ammettiamo, con sconforto.
Abbiamo pensato di fare a chi grida più forte, di affidarci alla clemenza degli dei, di vedere come gli Ac/Dc potevano fare da colonna sonora a Tiglio e Sole, poi ci siamo arresi all’evidenza. Ciao Collina. Addio ai monti.
Ci siamo rifugiati nella sala neo inaugurata a Peveragno, certo meno suggestiva ma decisamente più silenziosa.
Abbiamo allestito con commenti poco carini sul panorama musicale mondiale, cercato una presa distante dal palco per poi scoprirne quindici ai piedi del palco, allestito con una rapidità mai avuta nella vita, poi la sala ha iniziato a riempirsi. Siamo ancora meravigliati da come tutti siano stati dirottati alla sala, senza dispersi sulla collina di San Giorgio. O forse non lo sappiamo noi, e i dispersi sono ancora lì.
Tiglio e Sole si sono raccontati con tenerezza in una sala piena, che accoglieva ogni movimento come un regalo. Grazie infinite per la dolcezza con cui ci avete accolti, come bere tutti insieme l’acqua fresca del pozzo. Grazie per i visi spalancati, le lacrime, il povero Don Cesare che pare una testa d’aglio. Grazie per essere venuti apposta da distante, per essere tornati, per aver rimandato partenze. Grazie Compagnia del Birùn che ci accogliete sempre come amici desiderati. Grazie terra grande che ricordi, per averci portati per mano







