Domenica 9 agosto siamo saliti, per la prima volta, al rifugio Gino e Massimo, con gli zaini in spalla e una squadra di sherpa di emergenza.
Abbiamo attraversato la pineta dolcissima, mangiato lamponi e mirtilli, ci siamo bagnati con l’acqua del ruscello, e mangiato un piattone di polenta e taleggio per dimenticare la fatica.
Il prato era morbido, gli asini giravano annoiati e tenerelli, Layla, sorprendentemente, non sbroccava, e le ragazze del rifugio avevano sorrisi enormi in mezzo al casino e al sole enorme.
Pulìn si è raccontato tutto d’un fiato, aggrappato al prato con i piedi nudi, imparando la carne e l’esistere e accompagnato per mano con il fieno fra i capelli.
Grazie a tutti quelli che cerano, in questa traversata. Grazie al comune di Ponte in Valtellina e all’assessora che è venuta su con noi ( e ha pure voluto fare un tratto con lo zainone in spalla), grazie perché la fatica è rotolata via. E grazie ai ragazzi del rifugio per averci accolti, sfamati, grazie e coraggio, che lo schifo alla fine schifo rimane.
A presto, montagna bella.






