Domenica 2 eravamo davanti alla Certosa di Calci, nei dolcissimi prati di Terra e Aroma, per raccontare la storia di Michè. Temevamo profondamente la calura, invece il tramonto ci ha accolti col sereno che saliva dalla terra, Laura ci ha accolto con un bicchiere di vino fresco, Rio con richieste veementi di grattini sulle chiappe e Agnese con del baccalà mantecato, che uno il due di agosto non se lo aspetterebbe e invece fresco e con un’oliva nera che meraviglia che è stato.
Michè ha avuto il regalo immenso di avere un pubblico pronto a seguirlo in ogni movimento, in ogni respiro, anche quando Michael Jackson ha fatto irruzione in scivolata in mezzo alla raccolta del grano. Michael Jackson. Billie Jean, per la precisione. A un paio di km impazzava la vida loca della festa di Sant’Ermolao (nome vero, non mi sto inventando niente) e il monte ci rifrangeva il suono addosso come se avessimo tutta la filarmonica in braccio.
Vedere che nessuno si è lasciato distrarre dalle incursioni sonore, che l’unica reazione è stata aggrapparsi a Michè più forte, ci ha spalancato il cuore. Che belle le femine che somigliano ai campi di viole, che dolcezza la mula, che dolore Martino. Che cosa incredibile che niente vi abbia distolti da lì.
Grazie per la generosità, l’ostinazione, le lacrime, gli abbracci. Grazie per essere tornati in anfiteatro davanti ad un cubotto di fieno.
Sant’Ermolao, a me spiace, ma il tuo nome è stato invocato spesso, credo che tu possa immaginare come.
Angnese, Laura, che vi dobbiamo dire. Credo che le tre ore di chiacchiere in giardino parlino da sole. Che bello esserci incontrati. Grazie infinite, tornare da voi è sempre leggero, felice. Grazie davvero. Rio, prima o poi avrai la tua vendetta sulla colonia della Certosa.





