Sabato 25 ci siamo svegliati al fresco del Rifugio Pian dell’Arma, con un cielo enorme e l’aria verdissima che faceva morbido il sole. Abbiamo fatto colazione chiacchierando con Giulia, mentre Nina sgridava le montagne da qualche parte in mezzo agli alberi. Abbiamo sistemato un po’di lavoro arretrato all’ombra delle betulle, assistito a quantità notevoli di zucchine che emergevano dall’orto, abbracciato Mattia che arrivava da valle e mangiato tutti insieme come se fosse vacanza.
Andare a fare spettacolo in rifugio generalmente significa andare a lavorare avendo intorno momenti di pace, di bellezza, di chiacchiere e vino, ma andare a Caprauna già da un po’ è andare a trovare gli amici, mangiare insieme, tirare tardi, con una parentesi in mezzo di lavoro che non riesce a prendere il sopravvento su tutto il resto. Che regalo incredibile.
Nel ventre della balena ha avuto tutto il rifugio raccolto intorno, è stato preso per mano da chi ci vuole bene, da chi sale per noi ogni anno, ed è stata una condivisione profonda, cruda e dolcissima che non si è fermata con le ultime letture ma è andata avanti nelle parole raccolte su panche e seggiole, nei libroni letti ancora e ancora, nella poesia così bella e terribile. Grazie per esserci stati.
Abbiamo fatto tardi, sabato. Abbiamo accompagnato la cena di chi incontriamo da anni e finalmente abbiamo il tempo di conoscere e poi cenato con tutti i ragazzi del rifugio, e poi ancora aspettato di doverci proprio mettere in marcia accoccolati con amaro e felpe insieme a Giulia e Mattia.
Che strano sarà non trovarvi più al rifugio, che bello sarà tutto quello che verrà dopo, quanto siamo felici per voi. Grazie, perché mai, pensando di scorrazzare a fare teatro nei rifugi, avremmo immaginato di trovare un’amicizia così. Vi vogliamo bene






