Giovedì 9 luglio, fendendo l’afa con indomito coraggio, abbiamo attraversato la pianura padana per arrampicarci verso il passo del Cuvignone. Siamo arivati al Rifugio De Grandi Adamoli con quella luce dorata che scioglie il cuore, con il termometro finalmente sotto i 30° e con Enrico, Daniela e Lupetta che ci aspettavano con abbracci e vino bianco già pronti. Abbiamo salutato il monte che portava ancora qualche cicatrice della bufera, stretto chi non vedevamo da un inverno, abbiamo affondato il muso in formaggi di malga e pastasciutta (quanto è vintage la parola pastasciutta) e poi, mentre calava il sole, abbiamo sfoderato i leggii.
Nel ventre della balena ha avuto una nascita di mani strette, di pugni chiusi, di fiato rotto e silenzio gonfio. Una cerimonia di rabbia sacra, condivisa, con la sensazione preziosa di essere insieme a guardare dove è difficile guardare, anche se è difficile, proprio perché è difficile.
Grazie per esserci stati. Grazie per il silenzio lungo, per aver continuato a sfogliare il librone, per aver tenuto lo sguardo fermo. Grazie infinite Enrico e Daniela per essere sempre casa, per le candele accese, per la mezzanotte scura.
Grazie Cuvignone, sei sempre così dolce con noi.





