Domenica 19, contenti come uccellini, siamo tornati al Rifugio Antola per raccontare la storia di Pulìn.
Davide ci ha accolto con abbracci, il Pajerino con inalterato sprint, l’Antola, notoriamente capriccioso, con un sole da seccare i pomodori. Ora, noi siamo pieni di spirito di sacrificio, il teatro è una missione la vocazione blablabla ma affrontare la terrazza del rifugio alle tre del pomeriggio in pieno sole era un po’ troppo anche per noi.
Abbiamo mangiato con gioia pansoti e polpette di ceci e LA TORTA DI MANDORLE LA TORTA DI MANDORLE SANTISSIMI SANTI LA TORTA DI MANDORLE e poi siamo saliti nel bosco sopra il rifugio, riparati dai faggi, con il pajerino coraggioso che riempiva il prato di panche e Pulìn che si mescolava spighe tra i capelli. Abbiamo benedetto il fresco del bosco, aspettato che quella mandria di occhi belli si sistemasse tra le panche e i tappetini, e poi Pulìn è iniziato dal fango.
Non è un’esagerazione dire che sia stata una delle repliche di Pulìn più belle che abbiamo mai fatto. Il bosco si chiudeva su di noi a cullare la storia del bambino-volpe, la terra era morbida, ma soprattutto avevamo un pubblico che non ha risparmiato niente, non ha difeso niente di sé, ci ha regalato i propri sette anni sdentati come se i bambini che erano stati non avessero mai smesso di essere. Non era un pubblico che ascoltava la storia di Pulìn ma un branco di volpi e tassi e topi e pruzzoli che si rotolava nel bosco e faceva schifo con gioia, mescolato al branco di Pulìn come se tutti stessimo cacciando la nebbia e imparando il sangue in quel momento. Pulìn aveva avuto tanti pubblici belli, ma domenica, per la prima volta, ha avuto un branco. Grazie, ci avete regalato una gioia impagabile, è difficile spiegare quanto sia stato bello e terribile e divertente entrare nel bosco con voi.
Grazie Davide e Linda per averci voluti di nuovo (Linda ci sei mancata tanto!), tornare al rifugio è sempre una gioia di una facilità disarmante.
Grazie Monte Antola per il fresco, i faggi, il vento che saluta la foglia ammiraglia. Ci hai presi per mano.







