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Domenica 20 abbiamo sfidato le previsioni del tempo e siamo andati a Rocchetta Nervina con coraggio e ostinazione. Erica ci aspettava già in cima alla strada, il Mutuo Soccorso traslocava panche, tavoli e angurie, il cielo sogghignava tra l’azzurro e il nero mulinando nuvole di cui non potevamo prevedere la direzione.

La piazza davanti alla chiesa era perfetta per noi, con una scaletta su cui arrampicare Alice e la strumentazione che dava una vaga ebbrezza di onnipotenza e un portico di pietra con una seggiolina di legno perché Yahuda si potesse raccontare. Abbiamo piluccato olive e anguria, Abbracciato Erica che si è prodigata per noi con una cura inverosimile, abbracciato chi tornava a sentire una nuova storia. Abbiamo aspettato che le campane smettessero di avere un sacco di opinioni e lanciato un pensiero al parroco e ai suoi timori di blasfemia, bevuto acqua, acqua e ancora acqua, rimpianto di non avere una giornata più morbida per mettere a bagno la fatica in un laghetto, poi abbiamo iniziato a raccontare ad una piazza piena, affamata, attentissima.

Quando uno spettacolo è neonato si muove nel mondo con piedi attenti per scoprire dove sono i sassi, dove le salite, dove gli incontri e dove le storte, poi, senza preavviso, arriva una replica che è un battesimo.

Domenica, per Vangelo di terra nera, è stato così. Dolce come Tawfiq e furioso come Nour, con i piedi che andavano da soli, un pubblico con le mani tese, una storia che non aveva bisogno di essere portata, solo di essere seguita. È stato enorme, spalancato, non avremmo sperato niente di meglio.

Grazie per averla capita così a fondo, per aver accolto la rabbia, il rovo, il presente, l’amore sconfinato e le mani di due bambini. Grazie per gli abbracci e le lacrime e le parole, per le domande e le promesse, grazie infinite.

Grazie al Mutuo Soccorso rinato, lunga vita, lunga vita! E grazie Erica, hai le mani di una guaritrice, tenere e ferme, sei preziosa. Senza di te non sarebbe stato così.

Ci sei mancato Karim!